Kink, fetish, orientamento
Tre parole che si usano come sinonimi e che stanno su piani logici diversi. Kink è un termine ombrello che indica interessi erotici fuori dal copione normativo. Fetish indica un interesse centrato su un oggetto, un materiale o una parte del corpo, e nell'uso clinico ha un significato più stretto di quello corrente. Orientamento è una categoria identitaria, e se il kink vi rientri è una questione aperta con conseguenze pratiche rilevanti. Distinguerli serve a capire di cosa si sta parlando quando qualcuno dice "questa è la mia sessualità".
Kink
È l'ombrello. Copre tutto ciò che esce dal copione sessuale dominante: BDSM, feticismi, giochi di ruolo, pratiche non convenzionali, dinamiche relazionali non standard.
È un termine relativo a una norma. Kink non descrive una qualità intrinseca della pratica, descrive la sua distanza dal centro. Ne segue che il confine si sposta: pratiche considerate devianti cinquant'anni fa oggi sono nel repertorio comune, e in un'altra epoca o in un'altra cultura la mappa sarebbe diversa. Chi lavora in formazione dovrebbe dirlo, perché smonta l'idea che esista un elenco oggettivo di ciò che è normale.
Funziona come aggettivo e come identità. Kinky descrive una persona o una pratica. Kinkster indica chi si riconosce nel campo. In italiano il termine è entrato senza traduzione.
Rispetto a BDSM, kink è più ampio: comprende il BDSM e ci aggiunge tutto il resto. Chi ha un feticismo per il lattice e nessun interesse per il potere o il dolore è kinky senza essere praticante BDSM.
Fetish
L'origine del termine
La parola viene dall'antropologia religiosa: feticcio è l'oggetto materiale a cui si attribuisce un potere, categoria elaborata nel Settecento da Charles de Brosses per descrivere culti non europei. Il termine nasce quindi già dentro uno sguardo coloniale che classifica come primitivo ciò che non comprende.
Il trasferimento all'ambito erotico avviene nel 1887, quando Alfred Binet pubblica Le fétichisme dans l'amour e propone di chiamare feticismo amoroso l'interesse concentrato su un oggetto o un dettaglio. La sua formula è esplicita: nel feticismo amoroso il culto religioso è sostituito da un appetito sessuale. Binet ipotizza anche un'origine nell'esperienza precoce, l'idea che un oggetto associato alle prime emozioni sessuali resti investito per sempre.
Il testo influenza Krafft-Ebing, Havelock Ellis e Freud, che nei Tre saggi sulla teoria sessuale del 1905 colloca il feticismo tra le perversioni. Da lì la parola entra nel vocabolario clinico con una connotazione patologica che si trascina per un secolo.
Uso clinico e uso comune
Nell'uso comune fetish indica qualunque interesse erotico focalizzato: piedi, scarpe, lattice, pelle, uniformi, capelli, mani, odori.
Nell'uso clinico il criterio è più stretto. Il DSM-5 distingue l'interesse feticistico dal disturbo feticistico, e per la diagnosi richiede sofferenza clinicamente significativa o compromissione del funzionamento. Un interesse intenso, praticato con soddisfazione e senza danno, non è una diagnosi.
Feticismo e kink
Una distinzione operativa utile: nel feticismo l'elemento tende a essere condizione dell'eccitazione, nel kink più genericamente ne è ingrediente. È una differenza di grado, e nella pratica le persone la usano in modo elastico. Vale come strumento di chiarimento, non come classificazione rigida.
Orientamento
Un orientamento sessuale descrive verso chi o cosa si dirige l'attrazione, ed è caratterizzato da stabilità nel tempo, esordio precoce, scarsa modificabilità e centralità nell'esperienza della persona.
La domanda se il kink sia un orientamento è aperta nella letteratura, e la risposta più solida oggi disponibile è che dipende dalla persona.
Gli argomenti a favore
Esordio precoce. Una rilevazione su campione rappresentativo della popolazione belga indica che il 61,4% di chi riporta interesse per il BDSM ne è diventato consapevole prima dei 25 anni, e le ricerche non rilevano cambiamenti significativi nell'età di consapevolezza attraverso le generazioni dagli anni Settanta.
Stabilità. Molte persone descrivono l'interesse come presente da sempre e resistente ai tentativi di sopprimerlo.
Centralità. Per una parte dei praticanti il kink è la struttura attraverso cui l'intera sessualità funziona.
Esperienza soggettiva. Nelle ricerche qualitative una parte dei partecipanti descrive il proprio kink come qualcosa che è, paragonandolo esplicitamente a un orientamento, mentre un'altra parte lo descrive come qualcosa che fa.
Gli argomenti contrari
L'oggetto è diverso. L'orientamento sessuale classicamente riguarda il genere delle persone verso cui si dirige l'attrazione. Il kink riguarda modalità e contenuti, che è un'altra dimensione: si può essere gay e kinky, etero e kinky, e le due cose variano indipendentemente.
La variabilità è maggiore. Molte persone entrano e escono dal kink, cambiano ruolo, scoprono interessi in età adulta. Questa mobilità è meno compatibile con la nozione di orientamento.
Esistono cornici alternative. La letteratura propone anche il modello del serious leisure, cioè della pratica seria e strutturata di un interesse, e le rassegne recenti osservano che le due letture non si escludono a vicenda: descrivono persone diverse, o momenti diversi della stessa persona.
Perché la questione conta
Non è una disputa accademica. Ha tre ricadute concrete.
Protezione dalla discriminazione. Se il kink fosse riconosciuto come orientamento, ricadrebbe potenzialmente sotto le tutele antidiscriminatorie applicate agli orientamenti sessuali, con effetti su lavoro, affidamento dei minori, trattamento sanitario.
Pratica clinica. Un terapeuta che tratta il kink come sintomo da rimuovere lavora diversamente da uno che lo tratta come componente stabile della persona. Le linee guida cliniche recenti sul lavoro con clienti kink vanno nella seconda direzione.
Discorso pubblico. L'argomento identitario è potente e ha un costo: consolida l'idea che una pratica meriti rispetto solo se è innata e immodificabile. Le pratiche tra adulti consenzienti non hanno bisogno di essere costitutive per essere legittime.
Come le persone si descrivono
Vale la pena registrare il modo in cui il vocabolario viene usato realmente, perché in ascolto attivo la differenza è informativa.
- "Mi piace": pratica, senza investimento identitario.
- "Ho un fetish per": interesse focalizzato, riconosciuto come proprio e circoscritto.
- "Sono kinky": appartenenza a un campo, spesso anche a una comunità.
- "È la mia sessualità": struttura, non contenuto. Segnala che sopprimerlo significherebbe rinunciare alla propria vita erotica.
Chi lavora in formazione o in ascolto dovrebbe usare le parole della persona invece di correggerle. Le classificazioni servono a chi studia il campo, non a chi lo abita.
Nota su accessibilità e disabilità
Qui le tre categorie si intrecciano con l'abilismo in un modo che merita attenzione.
Il devoteeism. L'attrazione erotica specifica per corpi con disabilità viene classificata in modi diversi a seconda di chi la guarda: come feticismo, come parafilia, come orientamento, oppure come una preferenza estetica tra le altre. La classificazione non è neutra, perché stabilisce se chi la prova sia una persona con un gusto o un caso clinico, e se chi la riceve sia desiderata o strumentalizzata.
La distinzione che regge alla prova dei fatti non passa per la categoria diagnostica, passa per lo sguardo: se la disabilità è un tratto della persona desiderata oppure l'oggetto che sostituisce la persona. Nel secondo caso il problema sta nella sostituzione. Vale la pena aggiungere che molte persone con disabilità riportano entrambe le esperienze, a volte con la stessa persona in momenti diversi.
La patologizzazione asimmetrica. Un interesse per il lattice viene descritto come feticismo innocuo, un interesse per i corpi disabili viene descritto molto più spesso come disturbo. La differenza di trattamento dice qualcosa sullo statuto sociale dei corpi disabili, non sulla natura dei due interessi.
Il rischio speculare. Esiste anche la pressione opposta, cioè l'aspettativa che una persona con disabilità debba essere grata per qualunque attrazione riceva. È una forma di abilismo che rende più difficile riconoscere e rifiutare la feticizzazione quando c'è.
Kink e neurodivergenza. La ricerca disponibile è limitata, e alcune indagini qualitative su adulti autistici descrivono il kink come contesto in cui l'esplicitazione delle regole, la prevedibilità del copione e la negoziazione dettagliata funzionano meglio dell'implicito richiesto dalla sessualità normativa. Il tema va trattato con cautela: sono studi qualitativi su campioni piccoli, non generalizzazioni.
Un punto sull'identità. Per chi ha una disabilità l'argomento "sono nato così" ha una storia ambivalente, perché è lo stesso schema usato per naturalizzare l'esclusione. Vale la pena tenerne conto quando si usa la retorica identitaria in divulgazione.
Errori ricorrenti
- Usare kink, fetish e BDSM come sinonimi intercambiabili.
- Trattare il feticismo come diagnosi in assenza di sofferenza o compromissione.
- Presentare la questione dell'orientamento come risolta, in un senso o nell'altro.
- Dedurre l'identità dalla pratica: chi fa una cosa non necessariamente si definisce con quella cosa.
- Correggere il vocabolario con cui una persona descrive se stessa.
- Fondare la legittimità di una pratica sulla sua innatezza.
- Classificare il devoteeism senza distinguere tra desiderio della persona e sostituzione della persona.
- Generalizzare i risultati di studi qualitativi su campioni piccoli.
Collegamenti
- Che cos'è il BDSM: il campo e le sue componenti
- Tassonomie e loro limiti: perché classificare il desiderio è un'operazione instabile
- Patologizzazione e depatologizzazione: da Binet e Krafft-Ebing a DSM-5 e ICD-11
- Feticismi dei materiali: lattice, pelle, uniformi
- Motivazioni: perché si pratica
- Kink e salute mentale: cosa dice la ricerca e cosa non dice
- Devotee e abilismo: approfondimento sul devoteeism
- Discriminazione e outing: le conseguenze pratiche del riconoscimento identitario
Fonti
- Binet (1887), Le fétichisme dans l'amour, Revue Philosophique: il testo che trasferisce la nozione di feticcio all'ambito erotico
- The Origins of the Theory of Sexual Fetishism: Articles by Charcot and Magnan (1882) and Alfred Binet (1887), Springer: ricostruzione storica e origine settecentesca del termine in de Brosses
- Is BDSM a Sexual Orientation or Serious Leisure?, Current Sexual Health Reports (2019): le due cornici interpretative e la loro compatibilità
- Doing Kink vs. Being Kinky: A Systematic Scoping Review: rassegna sulla distinzione tra pratica e identità, dati sull'età di consapevolezza
- Clinical Guidelines for Working with Clients Involved in Kink, Journal of Sex & Marital Therapy (2023): indicazioni per la pratica clinica non patologizzante
- Current Biopsychosocial Science on Understanding Kink, Current Opinion in Psychology: cornici teoriche a confronto
Nota metodologica. Il dato sull'età di consapevolezza proviene da un campione belga rappresentativo, quello sulla stabilità intergenerazionale da rassegne su campioni di comunità. La questione dell'orientamento è oggetto di dibattito aperto: presentarla come tale, senza chiudere in aula una discussione che la letteratura non ha chiuso.