Femminismo e sex wars
Tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta il femminismo statunitense si spaccò sulla sessualità, e il sadomasochismo lesbico fu uno dei terreni dello scontro. Da una parte chi lo leggeva come interiorizzazione del dominio maschile, dall'altra chi rivendicava il diritto a desiderare ciò che si desidera. Il conflitto non si è chiuso, e le sue categorie circolano ancora ogni volta che si discute di consenso e di potere.
Il contesto
Gli anni settanta. Il femminismo statunitense si confronta con pornografia, prostituzione, violenza sessuale e rappresentazione. Nascono organizzazioni dedicate alla lotta contro la pornografia, con una lettura che vede in essa la radice della violenza contro le donne.
La tesi antipornografia. La sessualità come è stata costruita sotto il dominio maschile è essa stessa uno strumento di quel dominio. Ne discende che le pratiche che mettono in scena il potere lo riproducono, anche quando chi le compie le desidera.
La replica. Il desiderio non si corregge per via politica, la fantasia non coincide con l'approvazione, e stabilire quali desideri siano ammissibili significa ricostruire un controllo sulla sessualità delle donne, con segno diverso e stessa funzione.
Samois
Fondazione. 13 giugno 1978, San Francisco. Primo gruppo di sadomasochismo lesbico degli Stati Uniti. Il nome viene da un riferimento letterario.
Cosa faceva. Incontri, discussione politica, produzione di testi, difesa pubblica della pratica dentro il dibattito femminista.
Coming to Power. Antologia pubblicata nel 1981, curata dalle socie: testi teorici, racconti, poesia, immagini. È il testo fondativo del movimento e il primo in cui la pratica viene argomentata da chi la vive.
L'argomento centrale. Ciò che a un osservatore esterno appare come abuso può essere, dal punto di vista di chi partecipa, una messa in scena concordata nel dettaglio. La distinzione passa dal consenso e dalla coreografia, invece che dall'aspetto esteriore dell'atto.
Il costo. Le socie subirono esclusione da spazi femministi, cancellazione di eventi, boicottaggi di librerie.
Il 1982 e la conferenza Barnard
L'evento. Al Barnard College di New York si tiene una conferenza sulla sessualità, con un programma che include voci favorevoli alla libertà sessuale e alla pratica sadomasochista.
La contestazione. Femministe antipornografia, escluse dal comitato organizzatore, manifestano davanti alla sede. Indossano magliette con una rivendicazione sul davanti e una condanna del sadomasochismo sul retro. Distribuiscono materiali che nominano singole partecipanti.
Le conseguenze personali. Alcune delle persone nominate subirono un outing di fatto, con effetti sulla vita professionale e personale.
Il testo che ne esce. In quella occasione viene presentata una versione iniziale di un saggio destinato a diventare un riferimento degli studi sulla sessualità, che critica l'impianto antipornografia e sostiene che la liberazione sessuale sia un obiettivo femminista.
Perché quella data conta. Da lì la frattura diventa pubblica, permanente e generatrice di due tradizioni intellettuali distinte.
Gli argomenti, messi in fila
Vale la pena esporli senza appiattirli, perché ciascuno ha una parte solida.
Dal lato critico. Le preferenze si formano dentro una cultura, e una cultura fondata sulla subordinazione femminile produce desideri che la rispecchiano. Il consenso individuale non basta a valutare un fenomeno collettivo. L'appello alla libera scelta è lo stesso argomento usato per giustificare condizioni di sfruttamento.
Dal lato opposto. Stabilire quali desideri siano politicamente accettabili produce una polizia del desiderio. La fantasia non è un programma. Le pratiche di potere messe in scena con accordo e con possibilità di arresto sono distinte dalla violenza, e cancellare la distinzione danneggia proprio chi subisce violenza davvero. L'alleanza con posizioni conservatrici, sul terreno della censura, ha prodotto conseguenze contro le minoranze sessuali.
Il punto che resta aperto. Il rapporto tra desiderio individuale e formazione sociale del desiderio non si scioglie con un argomento, ed è una questione seria che entrambe le parti hanno maneggiato talvolta come arma.
Cosa ne è rimasto
Il vocabolario del consenso. La necessità di difendersi ha spinto la comunità a elaborare le cornici etiche che oggi sono lo standard. Vedi Consenso e cornici etiche.
La teoria. Gli studi sulla sessualità come campo autonomo nascono in larga parte da quel dibattito.
La spaccatura politica. Le due posizioni si ritrovano oggi su pornografia, sex work, identità di genere, con schieramenti in parte sovrapponibili.
L'argomento del falso consenso. Compare ancora, ed è lo stesso usato per mettere in discussione le scelte di chi si trova in posizione subordinata, per genere, per condizione economica o per disabilità.
Il precedente sull'outing. L'uso dell'esposizione pubblica come arma politica dentro un movimento è un episodio che vale la pena ricordare quando si discute di giustizia comunitaria. Vedi Gestione dei conflitti.
Nota su accessibilità e disabilità
L'argomento del falso consenso è lo stesso. Chi sostiene che una donna non possa davvero scegliere la sottomissione perché cresciuta in una cultura patriarcale usa la stessa struttura logica di chi sostiene che una persona con disabilità non possa davvero scegliere una dinamica di potere perché vive già in condizione di dipendenza. In entrambi i casi la conclusione è che qualcun altro decida.
La parte solida dell'obiezione va tenuta. Il contesto forma i desideri, e una scelta compiuta in assenza di alternative somiglia poco a una scelta. Il modo di prenderla sul serio consiste nel verificarla nel tempo insieme alla persona, invece di decidere al posto suo. Vedi Potere e agency.
Il femminismo della disabilità ha elaborato questa tensione con strumenti propri, discutendo autonomia, interdipendenza e diritto al rischio. È una letteratura utile e poco frequentata da entrambi i lati.
Chi è stato escluso dal dibattito. Le sex wars furono un confronto tra donne prevalentemente bianche, abili e con accesso a spazi accademici e editoriali. Le voci delle donne con disabilità, in quel dibattito sul corpo e sul desiderio, non ci sono.
Errori ricorrenti
Raccontare la vicenda con una sola voce.
Trattare la posizione antipornografia come moralismo e basta. Conteneva un'analisi del potere che va discussa.
Trattare la posizione opposta come individualismo e basta.
Presumere che il conflitto sia chiuso.
Usare la storia per chiudere una discussione contemporanea.
Collegamenti
- Consenso e cornici etiche: le cornici nate da questo dibattito.
- Patologizzazione e depatologizzazione: il percorso parallelo sul piano clinico.
- Leather culture: la scena maschile, separata.
- Rappresentazione mediatica: pornografia e immaginario.
- Sex work e pro domme: il dibattito sul sex work.
- Potere e agency: l'argomento del falso consenso.
Fonti
- Feminist sex wars, voce di sintesi
- Samois, voce di sintesi
- The sex wars, 1970s to 1980s, OutHistory
- Scholar and Feminist IX, 1982, fonti primarie, Barnard College
- Blood under the bridge: reflections on Thinking Sex, Gayle Rubin
- Political is personal: scholarly manifestations of the feminist sex wars
Le ricostruzioni disponibili sono quasi tutte prodotte da persone che parteciparono al conflitto, e ne portano la posizione. Questa scheda espone entrambi gli schieramenti senza sceglierne uno.